martedì 24 gennaio 2012

Pirateria, diritti d'autore e difesa della democrazia



Pandemica-mente si è occupata diverse volte della questione dei diritti d’autore. In Italia il dibattito sui diritti d’autore verte soprattutto sul grave sospetto di un utilizzo strumentale della questione per attuare censure in Internet (si vedano i post sul caso AGCOM). Orai abbiamo fatto scuola e, anche all’estero, iniziano ad “emularci”. La situazione, purtroppo, è  tanto grave da far smuovere un’istituzione on-line come Wikipedia (vedi qui, qui o qui). Pandemica-mente, in passato, si è occupata anche dei diritti d’autore in una chiave più tecnica, ossia come strumento di difesa e diffusione della creatività (vedi qui).
Ora, con il video qui sopra (tratto da TED e sottotitolato anche in italiano), il vostro affezionato Panda vuole dar risalto alle belle e semplici parole di Johanna Blakley, che sull’argomento è una vera istituzione.

Quest’impegno ricorsivo non è casuale ed è profondamente legato con…

… l'idea di difesa della democrazia, ma procediamo con ordine.

Dopo tutte queste battaglie sull'argomento, la domanda che, a questo punto, più di uno si sta chiedendo è: ma sarà poi vero che la pirateria informatica, per quanto illegale e moralmente discutibile, fa davvero tutti quei danni economici che governi e multinazionali dicono che provochi?

Beh, le cose a volte non sono così lineari come sembrerebbe logico che fossero ed infatti persino serissimi studi scientifici sembrano indicare che la risposta alla domanda precedente sia sostanzialmente: “NO! Non è vero che la pirateria crei danni economici consistenti, o per lo meno non ci sono prove che ciò avvenga (anzi); piuttosto, qualora dei danni si verifichino, sembra che dipendano più dall’incapacità dell’offerta di comprendere e soddisfare le esigenze del mercato anziché dai presunti effetti nefasti della pirateria”. Per chi volesse saperne di più, veda qui .

Anche la scienza quindi tende a smentire quello che di fatto è il cavallo di battaglia di tutti quelli che invocano una morsa restrittiva sui diritti civili di blogger, giornalisti e comuni utenti on-line ossia la protezione di legittimi interessi economici legati ai diritti d’autore. La censura, spacciata per difesa della legalità, è un insulto all’intelligenza umana, ai diritti civili, alla libera circolazione delle idee e persino all’economia ed alla scienza. Sarebbe bello che politici e multinazionali, una volta tanto, si rassegnassero e facessero la cosa giusta senza essere costretti per l’ennesima volta a farlo dall’ira e dall’esasperazione della gente comune. Visto però che ciò pare un’illusione più che una speranza, il vostro affezionato Panda vi suggerisce di non abbassare la guardia. Benché i poteri forti, in Italia come all’estero, di fronte alle forti e fulminee reazioni della popolazione (contro i ripetuti tentativi di limitazione delle libertà d’espressione) abbiano fatto dei passi indietro, non c’è da sperare che si siano rassegnati ad abbandonare il loro reale sogno: una società “civile”, democratica quel tanto che basta per fingere di esserlo e in cui l’unica libertà d’espressione concessa si chiama “pubblicità” e l’unico pensiero legittimo si chiama “consumismo”.

Queste ultime, potranno apparire delle affermazioni forti, ma la voglia di svuotare la democrazia dall’interno non è sicuramente un’idea nuova. Si rilegga il “Piano di rinascita democratica” della poco onorevole loggia P2 e lo si confronti con quanto è successo e sta tuttora accadendo in Italia. E’ un fatto che la sopravvivenza e la qualità di una democrazia dipenda solo dalla capacità di chi ne gode di preservarla, difenderla e promuoverla tramite il pensiero, l’azione e la partecipazione. Lamentarsi dei leader e dei mali della politica non è sufficiente per definirsi democratici.

Come cantava il grande Giorgio Gaber:

…La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione…

Crearsi un’opinione attraverso una ricerca attiva dell’informazioni e una riflessione personale, diffondere e difendere l’opinione (qualsiasi essa sia) che ne deriva, intervenendo personalmente nei processi politici, culturali, decisionali, economici e sociali con gioia ed entusiasmo, battersi affinché chiunque altro possa far altrettanto (e lo faccia effettivamente) ed infine andare anche a votare…

…vuol dire essere democratici. Votare e lamentarsi sono due condizioni legittime, ma non sufficienti.

In una Democrazia forte e sana, la difesa dell’ecosistema informativo e dei diritti altrui (compresi quelli degli autori di opere d’ingegno, ma non limitandosi a quelli soltanto) dovrebbe essere un patrimonio culturale comune che prescinde le diverse opinioni politiche. Il fatto che sempre più ciò non corrisponda alla realtà e che si diffonda sempre più nel mondo l’idea che la democrazia sia sacrificabile alle logiche economiche delle corporations è un segnale preoccupante, a cui si deve continuare a reagire con forza e determinazione, non fermandosi dinanzi ai successi temporanei.


Buon futuro a tutti dal Panda

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