venerdì 23 dicembre 2011

Automobili? Se le conosci le eviti!

Tagliare del 60% le emissioni di CO2 sembrerebbe un obiettivo troppo ambizioso eppure basterebbe che tutti gli europei usassero la bicicletta quanto i buon danesi, per dimezzare l’impatto dei trasporti urbani. L’obiettivo previsto dall’Unione europea, in altri termini, sarebbe raggiungibile semplicemente usando di più la bicicletta. A sostenerlo è l’European Cyclists’ Federation, ossia la federazione europea dei ciclisti ( cui l’Italia aderisce tramite la Federazione amici della bicicletta). I dati degli ultimi anni, purtroppo, mostrano che, le emissioni prodotte dai trasporti su scala locale sono aumentate di ben un 36%. Se la popolazione europea percorresse almeno 5 km al giorno in bicicletta, anziché usare l’auto o i bus, si eviterebbe di immettere in atmosfera tra i 33 ed i 72 milioni di tonnellate di CO2.

Questa constatazione, già di per sé stessa incredibilmente positiva, non tiene inoltre conto dei consistenti benefici per la salute pubblica che un tale cambio di stile di locomozione comporterebbe.

Date queste premesse...

...risulta assolutamente scontata l’estrema ed evidente convenienza derivante dal convincere il maggior numero possibile di persone a preferire la bicicletta rispetto i mezzi di trasporto con motorizzazione a combustione interna. La convenienza di una tale strategia risiede anche nell’ovvia semplicità ed economicità rispetto ad analoghe campagne volte ad incentivare le auto elettriche. Acquistare una bicicletta, infatti, è assai più semplice e parsimonioso che comprare un’automobile nuova.

La Danimarca, in quest’ottica, rappresenta un vero faro di riferimento dal momento che a Copenaghen ben il 36% degli abitanti pedala per recarsi al lavoro o a scuola. Come se non bastasse, per il futuro, si prevede di arrivare fino ad uno stratosferico 50% entro appena al 2015. Anche l’Olanda è però significativa: Amsterdam è famosa in tutto il mondo per le sue piste ciclabili, che rendono facile e spontaneo preferire le due ruote per gli spostamenti in città. Va notato che, in quest’ultimo caso, oltre a promuovere assiduamente la mobilità ciclopedonale, la municipalità ha lanciato un coraggioso programma di incentivi volto addirittura ad azzerare completamente, nel corso di alcuni decenni, la circolazione di auto con motore a scoppio. Per far ciò, sono stati stanziati 9 milioni di euro per supportare e facilitare l’adozione di auto elettriche all’interno delle flotte aziendali e, in appena 2 anni, si avranno più di 1.000 colonnine di ricarica in città.

Purtroppo l’Italia è lontana anni luce da queste eccellenze. Eppure statistiche recenti evidenziano che, al di là delle apparenze, agli italiani la bici piace e non poco visto che si contano ben 30 milioni su una popolazione totale di appena 60 milioni. In pratica siamo al 6° posto nella classifica mondiale (dopo Cina, Usa, Giappone, Germania ed India). Un’ottima notizia, guastata da una facile, ma sconfortante constatazione: se le bici di proprietà, in Italia, sono così numerose, ma non si direbbe guardando le nostre strade, il motivo è perché per lo più sono relegate in garage, destinate all’uso nel fine settimana o ludico. La bici, in Italia, pur essendo capillarmente diffusa, non viene usata per attività quotidiane come andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola o andare a far la spesa. Per queste faccende, ahimè, il mezzo preferito dagli italiani è sempre e soltanto sua maestà l’automobile privata. Ad onor del vero, infatti, va ricordato che l’Italia ha una concentrazioni di auto tra maggiori al mondo. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza di cui stiamo parlando, basti pensare che in Italia ci sono più di 600 auto per mille abitanti, contro una media europea è di sole 463. Piste ciclabili assenti o mal funzionanti, bike sharing ancora allo stato larvale certamente non aiutano, ma se si esamina il kilometraggio complessivo delle piste ciclabili del Bel Paese, si scopre che, dal 2000 al 2010, i chilometri addirittura sono triplicati. A fronte di questa impetuosa espansione delle piste ciclabili tuttavia gli spostamenti urbani in bicicletta sono rimasti completamente fermi e inchiodati ad un miserevole 3,8%.

Guardando i dati di vendita delle auto elettriche in Europa, gli italiani figurano tra i meno propensi ad acquistarle. Rispetto al 2010, il 2011 ha segnato un deciso aumento delle vendite di auto elettriche sul mercato europeo. La Germania, che è in vetta a questo trend, negli ultimi 6 mesi, ha immatricolato 1.020 nuove auto elettriche, nonostante la ristrettezza delle agevolazioni all’acquisto per quel genere di veicoli. In Italia, lo stesso dato è di solo 103 unità per l’intero 2011 (pari ad un poco esaltante 0,01% del totale del mercato automobilistico nazionale).

Come mai l’Italia arranca tanto sia per le bici che per le auto elettriche? Un problema di infrastrutture? Carenze o complicazioni burocratico-legislative? Distrazione e cattiva gestione politica?

Il vostro affezionato Panda crede un po’ di tutto questo, ma il cuore del problema risiede altrove. Dove? Nel noto motto: «Ciò che va bene alla Fiat va bene all’Italia». Se questa diffusa visione delle cose è lentamente iniziata ad offuscarsi con l’aggressiva strategia di Sergio Marchionne, va tuttavia notato che i costi complessivi di questa miope e ristrettiva visione della mobilità sembrano non essere stati ancora compresi dalla stragrande maggioranza degli italiani. Non si tratta solo di essere una nazione soffocata dal traffico e dallo smog (con conseguenze sulla salute pubblica semplicemente stratosferiche). E non si tratta nemmeno di essere una nazione ostaggio di un’industria ed un indotto monotematico. Il vero problema è che l’Italia, nei lunghi decenni di assoluta e cieca fiducia nel celebre motto di Agnelli, ha forgiato una terribile cultura di massa auto-fila. Gli italiani amano la potenza e la piacevolezza delle auto con motore a scoppio a scapito di quasi qualsiasi altra considerazione (costi di manutenzione e d’acquisto, sicurezza, considerazioni ecologiche, considerazioni d’ordine pratico, ecc…). In Italia l’auto non è un mezzo di trasporto per andare dal punto A al punto B, ma quasi esclusivamente uno status symbol ed un oggetto ludico ed edonistico su cui sfogare le proprie frustrazioni. Abbiamo costruito intere città prive addirittura di marciapiedi: se ti si ferma l’auto per un banale guasto resti prigioniero dell’abitacolo e degli insulti degli altri automobilisti finché un carro attrezzi non ti rimuove. Il pedone o la bicicletta non hanno asilo nelle città italiane: marciapiedi e piste ciclabili sono solo posti dove parcheggiare le auto che sono le sole creature autorizzate ad occupare suolo pubblico. Le auto sono il cancro che infesta le città italiane. Vi sembra un’esagerazione? Sicuri? Se sì, sapete quanti morti e feriti ci costano ogni anno le automobili? Tantissimi! Se il terrorismo, in Italia, facesse anche solo una frazione dei soli morti derivanti dai motori a scoppio l’Italia rivivrebbe gli anni di piombo concentrati in un sol anno tutti gli anni. Si noti poi che questa considerazione, concentrandosi sui morti, tralascia il molto più cospicuo gruppo dei feriti, tra cui vanno annoverati anche i tanti casi di invalidità permanente grave. Limitandosi a considerare le spese economiche per i soli ricoveri ed interventi del pronto soccorso, gli incidentati costano la bellezza di circa 40 miliardi di euro. Non si parli poi di riabilitazione ed assistenza sanitaria di lungo periodo! Non si parli poi dei costi ambientali e di quelli di manutenzione! Non si parli poi dei costi derivanti dal fatto che, essendo le città infestate di parcheggi, il costo dei terreni edificabili è salito nel tempo fino ad oltrepassare di molto le capacità economiche di chi vi vive (e chi ha un mutuo sa di cosa sta parlando il vostro Panda e ancor più chi vorrebbe poterne aprire uno e non ha la più piccola speranza di riuscirvi). E che dire poi dei tanti morti per lo smog? E i costi umani ed economici di chi non muore ma si ammala od aggrava?

Il mercato automobilistico ha favorito l’espansione urbanistica e la cementificazione (con grande soddisfazione di criminalità organizzate e corruzione politica d’ogni tipo e genere). L’auto, in Italia, ha drenato i capitali per le grandi infrastrutture (a scapito di ferrovie, metropolitane, sopraelevate, tram, autobus, porti fluviali e non). Siamo la penisola (stretta e lunga) che domina il Mediterraneo, ma, curiosamente, anziché puntare sui porti logistici e turistici, abbiamo scommesso il tutto per tutto sul trasporto su gomma! Proprio noi che non abbiamo una sola goccia di petrolio a casa nostra, tanto che dobbiamo prenderlo da posti come l’Iran o la Libia! Proprio noi, separati dal resto d'Europa dalla catena montuosa più grande che abbiamo! Proprio noi che siamo un paese manufatturiero!

Tutto qui?

No di certo. Non si può certo sorvolare, sui costi ambientali più che evidenti (in termini di olii, batterie esauste, pneumatici, emissioni di CO2 per la fusione e la lavorazione dei metalli sia in fase costruttiva sia in fase di demolizione, ecc… ecc…). Le tanto odiate accise sui carburanti hanno inoltre progressivamente eroso il potere d’acquisto dei cittadini italiani ed hanno altresì permesso una tassazione iniqua che nessun governo si è mai sognato di ridurre od atenuare. Quest'ultimo problema non si esaurisce al momento di pagare il benzinaio, ma, visto che da noi anche le merci (e non solo le persone) si spostano su gomma, si ripete ogni volta che compriamo qualcosa. E non scordatevi poi i costi legati alle assicurazioni, all'immatricolazioni, al bollo auto, alla manutenzione meccanica, ai controlli di polizia, ai semafori, alle segnaletiche, all'asfaltatura e alla sua costante manutenzione, ai maggiori costi di refrigerazione causati dall'effetto isola dovuti a strade e parcheggi, ecc...  ecc…

“Ciò che va bene alla Fiat va bene all’Italia” ?

A parte quanto detto finora e a parte cassintegrazione, licenziamenti di massa, finanziamenti pubblici a pioggia, corruzione politica, evasione fiscale e smantellamenti industriali…

…direi proprio di no!

L’automobile privata così come la conosciamo, infatti, a ben guardare, è forse il mezzo di trasporto più stupido ed inefficiente mai creato dal genere umano. Uno strumento che spreca quasi tutta l'energia immessa per scaldare l'aria anzichè fare quel che dovrebbe fare un mezzo di trasporto. Anzi, pensandoci bene, l'auto privata non è nemmeno un mezzo di trasporto, è un’apocalisse annunciata o, per meglio dire, un’apocalisse che si annuncerà con la fine del carburante a basso costo prima, con il razionamento poi e con la dismissione delle forniture in seguito.

E’ ora di cambiare mentalità. Prima sarà e meglio sarà (o meno peggio, fate voi).


Buon futuro a tutti dal Panda

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