venerdì 7 ottobre 2011

Banda larga, Green economy, PIL e tante domande curiose

Un rigoroso studio pubblicato da Ericsson in cooperazione con la Chalmers University of Technology ha dimostrato che, dati alla mano, ad un raddoppio della velocità della banda larga corrisponde un incremento dello 0,3% del PIL. Vale la pena essere chiari su questa notizia: gli autori del report hanno dimostrato che esiste una correlazione diretta tra crescita della rete e PIL. Uno 0,3% potrebbe sembrare poco, ma, tradotto in soldoni, si tratta di cifre stratosferiche. Per dare un’idea dell’ordine di grandezza, un raddoppio all’interno dei soli paesi dell’Ocse porterebbe ad un incremento di circa 126 miliardi di dollari. La notizia, già buona di per sé, è ancor più interessante considerato che i dati dello studio in questione provengono proprio da 33 nazioni dell’area Ocse (Italia compresa) e riguardano il biennio 2008 / 2010 (cioè un periodo assolutamente terribile dal punto di vista economico).

Ora, qualcuno potrebbe pensare che...

...si tratta dell’ennesima brutta notizia per la povera Italia, dato il suo cronico ritardo per tutto ciò che riguarda le infrastrutture Internet. Al contrario questa è una vera opportunità! Il motivo è proprio il fatto che, nel Bel Paese, si naviga mediamente ad una velocità molto inferiore a quella della media dell’Ocse (che è di 9 Mbit/s), quindi noi italiani abbiamo maggiori possibilità di espandere il nostro prodotto interno lordo rispetto alle altre nazioni Ocse. Con investimenti relativamente contenuti, l’Italia ha la possibilità di ottenere risultati maggiori rispetto a chi è già evoluto sul fronte della banda larga.

Se si considera che questo studio non è altro che l’ultimo di una serie da cui emerge chiaramente come, all’aumentare delle varie dimensioni di Internet, un paese ottenga immediati ed ancor più sostanziosi incrementi di PIL, allora non si può evitare di porsi qualche domanda: perché la politica italiana trascura le richieste di chi si batte affinché il nostro paese si munisca subito di una strategia per l’espansione di Internet e della banda larga? Perché l’Italia deve gridare e supplicare i propri stessi politici di occuparsi delle esigenze della rete (come tenta di fare, ad esempio, agenda digitale)? Perché nonostante la crisi e l’incredibile espansione della Net Economy si continua a trascurare Internet (a meno che non si parli di censure)? Perché fintanto che la Net Economy non è stata altro che una bolla speculativa la si è elogiata a dismisura ed ora che, al contrario, i guadagni sono reali li si ignora?

A ben vedere, tuttavia, domande analoghe potrebbero essere poste per un gran numero di questioni come il risparmio energetico ed idrico, l’agricoltura urbana, oppure il recupero dei rifiuti. Riciclare rifiuti, ad esempio, dovrebbe essere un argomento cruciale nel dibattito politico poiché, a prescindere da qualsiasi altra considerazione (come quella ambientale o della salute pubblica), siamo una nazione totalmente sprovvista di materie prime locali e per di più a fortissima vocazione turistica. La noncuranza mostrata dalla politica alle esigenze reali, esplicite ed urgenti del paese diviene ancor più eclatante in tema di energie rinnovabili. Dati, previsioni, studi e fatti provano ormai oltre ogni ragionevole dubbio che trascurare le rinnovabili come s’è fatto finora sia una follia pura. La mancata pianificazione di una conversione massiva dell’attuale assetto energetico pare ormai uno dei più clamorosi errori politici ed economici commessi a livello mondiale da quando l’uomo esiste. L’eolico ed il solare hanno ampiamente dimostrato doti ben maggiori di quanto blaterato per anni da un certo scetticismo imperante. Questo fastidioso atteggiamento (che nessuno si è azzardato a definire “remar contro”) ha l’arroganza di continuare ad esistere tuttora e di continuare imperterrito a farsi passare maliziosamente per realismo pragmatico quando è più che evidente che è l’esatto opposto. Al di là della finta ed untuosa ammirazione di circostanza costellata di “ma” e “però” che si conclude sempre con “un giorno forse, chissà… quando le tecnologie verdi saranno più mature”, gli scettici ostili alla green economy altro non sono che mastini feroci, mercenari preposti a guardia di ben precisi ed evidentissimi poteri consolidati. Aver dato retta a questo scetticismo ottuso ha voluto dire (e vuol dire tuttora) dilapidare oscenamente milioni di nuovi posti di lavoro. Pur di non parlare di cose sensate, in ambito energetico, si è giunti a toccare vette tragicomiche con slogan politici stile “energie assimilate”, “carbone verde”, “nucleare di nuova generazione”, “termovalorizzatori”, “trivellazioni di profondità sicure” o “sabbie bituminose”. Sempre per tacere di tutte le guerre, i colpi di stato e le dittature generosamente esportate in paesi “ricchi di” o “attraversati da” petrolio e/o gas naturale. La politica internazionale, pur di difendere l’orticello dei soliti noti, ha svenduto la propria faccia (per tacer di altre zone del corpo meno assolate). La politica nazionale, che già partiva messa malaccio in fatto di credibilità, non s’è certo tirata indietro in questo discutibilissimo sfoggio di servilismo mercantile.

Sia ben chiaro, che si parli di Internet, green economy o quant’altro, il vostro affezionato Panda, non ama e non amerà mai la logica secondo cui i nostri problemi scompaiono magicamente, se e solo se, il PIL sale. Ciò non di meno, è veramente insopportabile vedere come cantori e pifferai che sostengano a spada tratta l’assurda litania della crescita economica infinita su un pianeta dalle risorse limitate, siano prontissimi a smentirsi all’istante quando l’aumento del PIL non riguarda grandi concentrazioni di capitali. Perché il PIL dovrebbe andar bene (costi quel che costi!) quando fa rima, ad esempio, con carbone, gas o petrolio, ma non essere più un argomento interessante quando la rima la fa con sole, vento, Internet, ecc… ?

Certo, quando si inizia a ragionare così, si finisce per porsi un sacco di domande.

Perché i “costi” della speculazione finanziaria sono un male necessario, da sopportare con taaaanta pazienza (perfino ora che si stanno sbranando il mondo), ma i costi per una riconversione energetica o delle telecomunicazioni invece no? Perché l’acquisto di 131 caccia F-35 per la bellezza di 15 miliardi di euro sono una spesa politicamente sostenibile a fronte di una manovra finanziaria da 47 miliardi di euro fatta di lacrime e sangue? Perché per “salvare” le banche i soldi si trovano sempre, ma per essere salvati dalle banche mai? Perché disboscare la foresta amazzonica per vendere hamburger è lecito e non costa nulla, ma per aprire un negozietto all’angolo servono due anni di trafile burocratiche e permessi? Perché lo Stato deve “imparare a convivere” con la mafia, ma con gli asili nido e i pensionati proprio no? Perché se evadi le tasse ti condonano e ti scudano, ma se le paghi e ti sbagli ti multano ferocemente? Perchè se sei un immigrato nullatenente tutti pensano che sei sicuramente un pericolosissimo criminale venuto a derubarci e a violentare le "nostre" donne, ma se sei un plurimiliardario plurindagato no? Perché tentare di bloccare Wall street è un reato gravissimo, da punire seduta stante a suon di lacrimogeni, manganellate ed arresto immediato, ma Wall street non è mai responsabile dei disastri che genera a ruota continua? Perché oscurare gli oceani di petrolio è consentito, ma scrivere la propria opinione su un blog potrebbe divenire reato?

Perché?

Perché il mondo sta a guardare ed ascoltare tutto ciò scoraggiato, intontito, passivo, catatonico e depresso. Il mondo è ormai seduto in poltrona, con il telecomando in mano e le pantofole ai piedi; vorrebbe uscire in strada a gridare a squarciagola “ora basta!”, ma non po’, stasera trasmettono uno scoop sensazionale in tv: la fine del mondo in diretta! Imperdibile! A manifestare ci andremo domani.

Ecco perché.

Ma forse le cose stanno per cambiare. Come le rivolte del Maghreb ci insegnano, si fa fatica ad accontentarsi di guardare la tv con i crampi per la fame allo stomaco. Bello, ma iniziare un po’ prima, proprio no?

Buon futuro a tutti dal Panda

P.S. - Di solito, il vostro affezionato Panda mette tanti bei link a Wikipedia nei suoi post, ma non questa volta, dato che, come molti di voi già sapranno, la versione italiana della nota enciclopedia online si è autocensurata a causa del DDL intercettazioni in fase di approvazione alla Camera .

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