mercoledì 20 luglio 2011

Beata ignoranza?! Ma quando mai?

Una vecchia e coriacea mentalità, vorrebbe che, dinnanzi ad una “scomoda verità”, sia preferibile vivere nell’ignoranza piuttosto che angustiarsi nella consapevolezza. Questo atteggiamento mentale è frutto di una cultura della rassegnazione e dell’impotenza a cui il vostro affezionato Panda desidera opporsi con tutte le sue forze. Il presupposto alla “beatitudine” dell’ignoranza, infatti, è che, conoscendo la qualità e la consistenza dei problemi che ci affliggono, non si possa comunque fare nulla per evitarli, contrastarli o ridurli. L’unico aspetto che i fautori della “beata ignoranza” considerano è un presupposto e non provato senso di pace che si proverebbe nell’ignorare le difficoltà della vita. L’equivalenza tra ignoranza e tranquillità d’animo, tuttavia, è, di fatto, una forma essa stessa di ignoranza. E’ l’ignoranza che...

...si auto-propaga.

La felicità non è starsene buoni e tranquilli. La serenità, infatti, per quanto sia una parte importante della felicità, è solo una parte. Confondere una parte con il tutto è, per l’appunto, sintomo di ignoranza. La felicità è realizzare pienamente sé stessi, vivendo intensamente ed in accordo con le proprie più intime convinzioni e ciò è impossibile vivendo nell’ignoranza. La felicità, all’opposto, implica, nei limiti delle capacità umane, tendere alla consapevolezza.

Facciamo un esempio concreto. Approfondendo le tematiche del Picco del Petrolio, è umano e comprensibile una certa inquietudine. Tale inquietudine può tramutarsi in rassegnazione angosciante oppure attivismo concreto. La rassegnazione o l’attivismo non hanno però nulla a che fare con la “grandezza” dell’ostacolo. Riguardano solo il “come” lo si intende affrontare. Di ostacoli la vita è piena e, se si ignorano quelli grandi, non si farà altro che dare più importanza a quelli minori. In che modo una persona che si angustia per un problema di poco conto può essere definita più felice di una che si preoccupa per problemi più significativi? Semplice: in nessun modo, ecco come! Non è l’ignoranza che ci tutela dall’angoscia. Siamo noi stessi a farlo, scegliendo “come” reagiremo all’ostacolo (grande o piccolo che sia) con cui abbiamo a che fare. La paura si sconfigge affrontandola, non fuggendo. Non si correrà mai abbastanza veloce da seminare le proprie paure, né mai abbastanza lontano da liberarsi dei propri guai. L’unica conseguenza che la fuga e l’ignoranza comportano è quella di trascurare i problemi importanti, facendoli crescere nel tempo e minando il proprio futuro e quello altrui. Sacrificare il futuro a favore di un presente inconsapevole, inconsistente e sbiadito, un presente che non ci appartiene veramente, dovrebbe essere considerata una sventura e non certo una beatitudine. Chi scava nell’ignoranza alla ricerca della propria felicità è destinato ad una cocente delusione.

La felicità la si cerchi piuttosto nella serenità che si prova nel contemplare la bellezza delle soluzioni trovate, nell’orgoglio dell’aver affrontato la sfida “a modo mio”, nella gioia dei piccoli e grandi successi ottenuti, nella soddisfazione di aver soggiogato i propri timori guardandoli negli occhi, nella dignità conferita a sé stessi dal saper di aver fatto il possibile (vada come vada). Si cerchi la propria felicità nell’azione, un’azione rispettosa di sé stessi e degli altri, creativa, giocosa, gioiosa ed adeguata alle circostanze.


Il vostro affezionato Panda vi saluta augurando a tutti tantissima Felicità.

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